|
Michele De Luca
Biografia
Artista e poeta, nato a Pitelli (La
Spezia) nel 1954.
Passa la sua
infanzia in un piccolo borgo dell'entroterra a metà strada tra La Spezia e
Lerici, al quale tutt’oggi rimane profondamente legato. A tal proposito, ha
dichiarato: “Mi sento ostinatamente ancorato alle radici, mi piace coltivare questo
microcosmo... non escludo l'idea di ritornarci e creare un mio studio”.
Inizia a
dipingere da autodidatta all’età di nove anni, nel retro della macelleria del
padre. Ama principalmente raffigurare ritratti e paesaggi. Da giovane si
organizza e riesce ad allestire alcune mostre delle sue opere finché un giorno
non viene notato da un giornalista della Spezia, che scrive un articolo su di
lui. Anche la Rai s’interessa a De Luca e realizza un servizio sul giovane
pittore, che tuttavia non manderà in onda, ma come ricorda De Luca “in compenso
fu venduto alla BBC e, da quanto ho scoperto in seguito, fu trasmesso trasmesso
in 60 nazioni del mondo”.
Frequenta il
Liceo Artistico di Carrara, e in quegli anni si cimenti nella musica rock,
cantando e suonando la chitarra con un gruppo. Conosce alcuni studenti
universitari che lo introducono al teatro, un universo che condizionerà la vita
di Michele, che infatti si iscrive alla scuola di scenografia dell'Accademia di
Belle Arti di Firenze. Nei primi anni Settanta riprende a dipingere e s’inspira
soprattutto a personalità come Mario Sironi, Carlo Carrà, Oscar Kokoschka,
grazie ai quali s’indirizza verso un pittura espressionista “con colori forti e
una trama di pennellate ossessive”. Nel 1979 incontra il regista lericino Luigi
Faccini per il quale farà anche l'assistente alla regia e curerà alcune
scenografie. Faccini lo coinvolge in numerosi lavori come un documentario su
"Majakovskij" tratto da un testo di Alberto Asor Rosa, oppure un
lavoro ispirato a Dino Campana ("Inganni"). Realizza inoltre
scenografie per spettacoli di Elio Luzzati e Aldo Trionfo, Roberto Lerici e
Antonio Salines. Nel frattempo, trasferitosi a Roma, dal 1982, frequenta
l'ambiente culturale della capitale, in preda al fermento della Transavanguardia.
Prosegue la sua ricerca espressionista attraverso il campo della pittura
gestuale che culmina nella realizzazione in pubblico della tela di 6 metri
"La grande massa inquieta" realizzata nel 1984.
Alla scadere
degli anni Settanta, lega amicizia con il poeta Paolo Bertolani che scrive
anche la presentazione di una mostra di De Luca, nel cui depliant compare per
la prima volta la poesia "Portivène, scogio seco" (Portovenere,
scoglio secco). L’attività espositiva s’intensifica a partire dal 1987 con Ennio
Borzi, che organizza la prima mostra personale alla Galleria Break Club di
Roma, e con Enzo Cirone, che rimane affascinato dall’installazione "Non
fiori ma opere di", presentata a Sarzana nel 1985. Insegna pittura nelle
Accademie di Belle Arti di Brera a Milano, Firenze e attualmente a Roma. Nel
novembre del 2008 la casa editrice Quasar pubblica una raccolta di poesie
scritte tra il 1982 e il 2007 intitolata "Altre realtà", mentre la
Camec, la galleria d’arte contemporanea della città de La Spezia lo omaggia con
una mostra personale nel mese di dicembre dello stesso anno.
Hanno detto di Lui:
"Con il
suo lavoro sembra cercare un'immagine eidetica interiore che, originata
dall'esistenzialismo della sua prassi artistica, vuole essere il fondamento e
alllo stesso tempo la speranza per una visione incantata" (Cesare Sarzini)
"Basta
invece guardare le grandi tele di De Luca per entrare in relazione con esse e
stabilire il contatto diretto con l’opera aperta: quella che ognuno di noi è
chiamato a interpretare, a scoprire, a sentire con la propria
sensibilità". (Marzia Ratti)
"Negli
ultimi lavori la pittura di De Luca rinnova l'intensità di un caratteristico
lirismo fatto di concitate e inquietanti attese di rivelazione di luce, e che
si afferma lungo gli anni '90 fra le più originali proposizioni della sua
generazione". (Enrico Crispolti)
"La luce di
De Luca, non è bella: è. Rifulge di se stessa. E si pone interrogativa: cosa
vuoi vedere di più? Di più non si puo' vedere. Ma la pittura non è solo vedere.
La pittura, figlia del vedere, lo supera al fine per scorgere, nelle trame
della vista, quelle che Klee chiamava 'le strutture dell'invisibile'. Ecco che
il 'vedere il vedere' di De Luca addiviene, come un mantra degli occhi che
circuita attorno a una polarità bianca, una meditazione sull'essere della luce
che non vuole più servire a vedere. Vuole solo essere. Si puo' essere di
più?" (Guglielmo Gigliotti)
|