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Salvatore Emblema
Terzino
(Na) 1929-2006.
"La
vera pittura è nella Natura" diceva Emblema; il segreto non consiste nel
riprodurre su tela la natura quale si presenta ai sensi, ma nell'utilizzo della
natura, per essere essa stessa creazione e composizione nel momento in cui
viene percepita.
L’itinerario
artistico di quello che diventerà uno dei maestri storici che hanno affrontato
il problema dello Spazialismo, inizia nel 1948 quando esegue una serie di
collages usando foglie disseccate e costruendo ritratti attraverso le
modulazioni cromatiche. Seguono le ricerche materiche con l'impiego di pietre e
minerali raccolti alle falde del Vesuvio, dei quali si serve per concretizzare
delle figurazioni.
Una borsa di studio e l'iscrizione alla Scuola
Corallo di Torre del Greco lo fanno apprezzare dai docenti, tanto che sarà
iscritto all'Istituto Statale d'Arte di Napoli, ma non completerà gli studi. Va
invece a Roma dove incontra Carlo Levi e Ugo Moretti. Gli ambienti artistici
della capitale ne influenzano l'indirizzo pittorico. Nel 1953 la settimana
“Incom”gli dedica un documentario, e nel 1956 realizza la sua prima personale a
Roma alla Galleria San Marco e comincia ad intensificare la sperimentazione
dell'uso delle tele di sacco per le sue opere. Contemporaneamente, il mondo del
cinema e della moda si interessano alla sua attività: collabora con Fellini e
disegna modelli e stoffe per lo stilista Schubert.
Ancora molto giovane si trasferisce negli
Stati Uniti, dove frequenta con assiduità gli studi di Pollock e Rothko: dal
primo apprese la libertà del gesto creativo, il secondo invece ne influenzò
colori e trasparenze. Istituisce un fertile rapporto con il critico Argan che
diventerà un suo grande ammiratore ed esegeta. Tramite il suo prezioso amico,
conosce la sperimentazione materica di Lucio Fontana, e capisce che per
raggiungere l’essenzialità delle cose bisogna togliere e non aggiungere. Così
elimina il colore privilegiando la sola tela e, successivamente, la detesse,
sottraendo alcuni fili e permettendo di intravedere dietro di essa quello
spazio non più “morto” ma partecipe al quadro.
Come sosteneva lo stesso Maestro “quando la
tela non è più solo superficie e forma ma volume, allora esce dalla
bidimensionalità, e collabora con la luce”. In tal modo l’artista toglie,
riduce, sintetizza e “come l’omerica Penelope, trova la sua via di salvezza
nello sfilare e disfare la tela, nel rimettere in discussione il già,
apparentemente, compiuto per restare comunque fedele all’Odissea della
pittura”. E’ questo il processo che porta alla creazione di tele dalla forte
emozionalità astratta, un’arte che è segno, gesto e non parola.
Nel 1972 rifiuta, per una scelta di libertà
creativa, la cattedra di pittura che gli viene offerta presso l'Accademia di
Belle Arti di Catanzaro.
Con
umiltà e caparbietà continua la sua ricerca che, finalmente, riceve una consacrazione definitiva ed ufficiale:
gli si aprono, infatti, le porte della Biennale di Venezia, del Metropolitan
Museum di New York, degli Uffizi di Firenze, del Palazzo Reale di Napoli,
mentre sue opere sia di pittura che di scultura vengono acquistate dalle più
importanti raccolte d'arte contemporanea sia pubbliche che private.
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