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Auto(bio)grafia
Queste opere costituiscono un
frammento “auto(bio)grafico”, un frammento di quella più generale
AUTO(BIO)GRAFIA cui da qualche anno sto lavorando, implicitamente e esplicitamente.
Il parlare di sé è consuetudine del poeta, variabile è il suo grado di consapevolezza.
In questo caso, tuttavia, il discorso
memoriale si esplicita prevalentemente in una direzione che non è
esclusivamente verbale. Ponendo in parentesi il “bio” si è voluto
evidenziare una polivalenza semantica implicita alla nozione portata dal
valore lessicale.
La possibilità di una lettura
extraparentesi impone un “autografico” che evidenzia anche l’esclusività
del gesto.
Il “bio” diventa sotteso e ipotetico, o
semplicemente facoltativo (per chi legge, ovviamente), lasciando al
“grafos”, allo scrivere in sé, manuale e originale (“autografo”),
il compito di condurre il discorso
inventivo. In questi lavori, al ricordo in sé tende a sovrapporsi il
fatto stesso del ricordare; quasi inconsapevolmente prende corpo a poco a
poco una larvale teoria del ricordo, il quale si frantuma,
parcellizzato dall’estrinsecazione grafica (“autografica”) in una serie
di proposizioni variate, variabili incontrollate di un processo
analitico che si avvale, contrapponendoli, di strumenti razionali e
irrazionali. Alla razionalità compositiva che la frase in sé propone fa
riscontro una “istintualità incontrollata” che agisce al livello
dell’inconscio, lasciando emergere dal flusso del ricordo elementi che
probabilmente detengono una più accentuata significanza.
Il “possibile” tra razionale e
irrazionale, in qualsiasi gesto creativo, rimane sempre cospicuo. Ed è
essenziale, anche qui, il fatto che il significato stia proprio in quel
margine imprevedibile (e imprescindibile in questo lavoro) compreso tra
ciò che è leggibile e ciò che non è leggibile (come “verbale”…). Il
significato nasce dal rapporto tra i due livelli di leggibilità.
Rimangono poi alcune situazioni di fondo, già ampiamente sperimentate, date dal fatto che
i tempi di scrittura e i tempi di
pensiero, in pratica, non coincidono mai, consentendo un inserimento,
tra i due momenti, di elementi per così dire estranei e imprevedibili,
valutabili come “invenzione” tout court. Il particolare del ricordo si
traduce graficamente in una serie di tracce, emblemi, se si vuole, di un
percorso memoriale che sfugge a precise limitazioni temporali. Quello
che si vorrebbe tradurre in segno è un ideale “spazio della memoria”.
Come dettaglio esemplificativo, si
potrebbe dire che la frase verbale (o la parola) evidenziata, nella sua
ripetizione, perde gran parte del suo significato letterale, ribaltando
la significatività su quanto ambiguamente presuppone: cioè una
stratificazione dei fatti accaduti in una realtà che si manifesta
soltanto fuori del suo tempo. Qui il passato non è più un tempo perduto o
ritrovato, bensì uno spazio bianco da riempire, al di là di ogni
metafora. In pratica, è così che il foglio bianco si trasforma in
“pagina scritta”.
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